Mal d’Africa

Il cowboy wasp George W. Bush fece di più e molto meglio nella lotta all’Aids dell’elegante afroamericano Barack Obama. Sulle colonne del New York Times, il presidente americano finisce sotto accusa da parte di un personaggio che più insospettabile non si può. Si tratta dell’arcivescovo Desmond Tutu, Nobel per la pace, premiato da Obama con la medaglia della libertà, uno dei padri nobili della lotta all’apartheid sudafricana e icona dell’impegno terzomondista a favore dei poveri, dei malati, degli oppressi.
24 LUG 10
Ultimo aggiornamento: 04:34 | 4 AGO 20
Immagine di Mal d’Africa
Il cowboy wasp George W. Bush fece di più e molto meglio nella lotta all’Aids dell’elegante afroamericano Barack Obama. Sulle colonne del New York Times, il presidente americano finisce sotto accusa da parte di un personaggio che più insospettabile non si può. Si tratta dell’arcivescovo Desmond Tutu, Nobel per la pace, premiato da Obama con la medaglia della libertà, uno dei padri nobili della lotta all’apartheid sudafricana e icona dell’impegno terzomondista a favore dei poveri, dei malati, degli oppressi.
“George W. Bush si spese in maniera impressionante nella lotta globale all’Aids”, commenta Tutu, che pure è sempre stato un feroce critico delle politiche di Bush e che ha appena annunciato il ritiro a vita privata. Dal 2004, il President’s Emergency Plan for Aids Relief program (Pepfar) di Bush ha distribuito diciannove miliardi di dollari in trattamenti antivirali a due milioni e mezzo di africani malati. Il Pepfar venne lanciato nel 2003 da Bush proprio quando la diffusione dell’Hiv stava lievitando in Africa. In alcuni paesi, il tasso di diffusione era agghiacciante: una persona su quattro contagiata dal virus.

Per Foreign Policy, fu proprio grazie al sostegno di Bush che il Pepfar divenne “il più importante piano di sostegno dell’ultima metà di secolo”. “Grazie a questi sforzi, il numero di pazienti africani con accesso ai farmaci sull’Aids è aumentato di dieci volte dal 2003 al 2008”, scrive l’arcivescovo Tutu. Dal 2004, la mortalità per Aids nell’Africa subsahariana è scesa del diciotto per cento. Dopodiché arrivano le note dolenti per Obama. “Quest’anno il presidente ha dato soltanto 366 milioni di dollari, molto al di sotto del miliardo promesso in campagna elettorale. Sotto l’Amministrazione Bush, 400 mila pazienti africani hanno ricevuto un trattamento ogni anno. La strategia di Obama ridurrà il numero a 320 mila”. Gli esperti parlano del rischio di oltre un milione di morti in più a causa dei tagli obamiani alla lotta all’Aids. Non esattamente una bella immagine per il presidente legato al Kenya.

L’austerity di Obama sull’Aids non si ferma qui. “Il presidente ha proposto di tagliare i contributi dell’America al Global Fund to Fight Aids”, scrive Tutu. Eppure Obama ha scelto di affidarsi agli stessi metodi del suo predecessore, accusato a suo tempo di voler “evangelizzare” l’Africa incoragiando la pratica di astinenza contro l’Aids. A Bush, Obama riconosce il merito d’aver ottenuto significativi progressi contro la diffusione dell’Hiv in Africa. “Il Piano d’Emergenza contro l’Aids avviato da Bush – si legge nel documento dell’Amministrazione obamiana – ci ha fornito importanti lezioni sulla lotta contro la diffusione del virus che possono essere applicate per abbattere l’epidemia anche negli Stati Uniti”.

In sostanza, il piano di Obama segue le principali raccomandazioni e direttive degli specialisti in salute riproduttiva e rafforza la linea adottata da George W. Bush sulla promozione dell’educazione all’astinenza. Già l’icona della musica rock impegnata socialmente, Bob Geldof, l’inventore del Live Aid, aveva detto che “nel suo approccio all’Africa l’Amministrazione Bush è la più radicale, in senso positivo, dai tempi di Kennedy”. Il paradosso della carità e del buonismo aveva già colpito Bill Clinton, che sempre al confronto con Bush sull’Africa si disse che parlava tanto, ma poi non faceva granché.